Balzac e Fourier "L'eterna lotta tra Materia e Spirito”
Come sempre ci lasciamo guidare per mano dal grande poeta e Architetto Le Corbusioer (Charles Eduard Janneret) che con audacia e schiettezza parla della società delle macchine e ne dipinge tutti i pregi e difetti. La cosa più sconvolgente è la descrizione della società a cavallo del 1940 in poi che riecheggia l'evoluzione della società odierna piena di contraddizioni e con slanci di genialità.
Ma vediamo dalle sue parole come descrive la società :( ho ripreso le parole dell'ultimo articolo) la descrizione della casetta è mitica: "la mia casetta", "il mio nido", con accanto l'albero amico e il frutteto o l'orticello, sta nel cuore e nella mente della massa: ciò permette agli uomini d'affari di realizzare lauti profitti lottizzando terreni, fabbricando porte e finestre, costruendo le strade e le loro condutture, i tram, gli autobus, le metropolitane, le automobili, le biciclette, le motociclette.
La casetta unifamiliare soffoca la donna di casa sotto il peso delle cure domestiche e schiaccia le finanze comunali con gli oneri di esercizio. Rimane tuttavia il concetto, valido e persino sacro, dell'unità della famiglia che tenta di rimettersi ancora nelle " condizioni di natura".
I fautori della "città giardino", i responsabili della disarticolazione delle città hanno proclamato a gran voce: a ciascuno la sua casetta, il suo piccolo guardino, la sua garanzia di libertà. Menzogna e abuso di fiducia ! il giorno ha soltanto ventiquattr'ore, che non bastano. <<Contro la grande dispersione generata dal panico, occorre richiamarsi ad una legge naturale: gli uomini tendono a raggrupparsi per aiutarsi, difendersi e fare economia dei loro sforzi. Se come oggi accade, essi si sparpagliano nelle lottizzazioni, ciò significa soltanto che la città è malata, ostile e non assolve più i propri compiti. >>
Come porre fine a uno scandaloso spreco di tempo senza rinunciare alla natura?
Come evitare che le nostre città si dilatino e si diluiscano, perdendo la propria forma e la propria anima?
Vediamo che cosa è successo nel 1943 anni di ricostruzione che hanno segnato tutta l'Europa.
Questi anni hanno segnato un particolare rinnovamento e fisionomia e hanno lasciato in eredità errori grossolani.
Vediamo di individuare gli artefici di tali errori prendendo coscienza del campo che ci interessa che è quello della costruzione. La ricostruzione è contesa da due gruppi di pretendenti : gli ingegneri e gli architetti che viene descritta come pensatori di immagini fantastiche. Appare evidente all'opinione pubblica e alla classe dirigente una questione ingarbugliata, che sarà reciso da un'arma tagliente che è l'esercito che si chiama "I Costruttori ". Questo nome che esprime un programma, attira, raccoglie, unisce e produce. Unità e continuità pervadono allora tutto il complesso dei tempi, e ogni contraddizione scompare. Il costruttore si trova dappertutto, nella fabbrica come sulle impalcature del tempio; è ragionatore e ingegnoso quanto poeta. Ciascuno sta al proprio posto, allineato secondo l'ordine e la gerarchia. Accanto ai costruttori vi sono anche gli architetti urbanisti che però non riescono a controllare la devastante pressione dei costruttori.
Tra questi vi erano Balzac e Fourier.
Balzac aveva respirato a Parigi la mefitica macerazione dei secoli accumulati in una conca recinta di mura: la città. Fourier aveva dilatato i polmoni al soffio proveniente dai campi della fantasia.
Vennero altri, che partendo da altre premesse pensarono e profetizzarono a loro volta, e furono anch'essi travolti dall'ondata delle abitudini e degli interessi;e così via, in un faticoso succedersi di generazioni.
Un evento grandioso lanciava le sue vette al cielo, scagliava verso gli orizzonti le sue immense ondate;accadeva qualcosa di veramente serio, profondo, intimo e universale: era nata la civiltà delle macchine.
Frutti amari: le grandi guerre moderne, queste distruttrici di quiete, questi galeoni corsari che strappano e stradicano, riducono tutto in macerie, preparano i drammi dell'indomani, mettono alla prova la genialità umana perchè la vita non si estingua nelle scadenze così brevi che possono talvolta essere poste alle società e che bastano a far morire di fame di freddo, di disperazione.
Domani continueremo ad analizzare le riflessioni del grande Architetto Lecorbusier e cercheremo di estrapolare l'essenza del suo pensiero sempre ricco di suggerimenti su come affrontare la civiltà delle macchine.
Vediamo come hanno affrontato il problema biologico nel passato.
I sistemi di riscaldamento dell'ambiente domestico, si sono diffusi nel XVIII e nel XIX secolo. Precedentemente nelle abitazioni domestiche si trovano soltanto focolari aperti o braceri portatili fino a quando, soltanto dal 1400, si diffusero le stufe.
Tutto questo può apparire sorprendente se si pensa al funzionamento dei complessi sistemi di riscaldamento in uso in epoca romana per le strutture termali ove è possibile trovare utilizzato un primo sistema di riscaldamento centralizzato.
Tale sistema di riscaldamento era chiamato Ipocausto, o riscaldamento sotterraneo, e consisteva nel far circolare, sotto i pavimenti e lungo le pareti degli edifici termali romani, l'aria calda proveniente da un forno alimentato a legna. Il riscaldamento sotterraneo sembra abbia avuto origine nel I secolo a. C. nelle aree vesuviane dove, attraverso la realizzazione delle cosiddette balneae pensiles, si riusciva a far circolare il calore utilizzando una tecnica analoga a quella impiegata per lo sfruttamento delle sorgenti geotermiche localizzate in prossimità del Vesuvio.
Per consentire la circolazione dell'aria calda all'interno degli ambienti, i pavimenti delle stanze dei complessi termali venivano realizzati sospendendoli sopra file di mattoni posti a distanze regolari tra loro.
Vitruvio, nel suo trattato De Architetura, sottolinea la necessità di porre particolare cura all'isolamento delle terme utilizzando intercapedini e controsoffitti opportunamente realizzati. Inoltre stabilisce di orientere in direzione ovest le stanze riscaldate, con la finalità di esporle il più a lungo possibile alla radiazione solare della seconda parte giornata che, notoriamente, era il periodo in cui si assisteva al massimo afflusso.
Attraverso l'esposizione si riusciva quindi ad aggiungere al calore predetto dalla combustione della legna anche quello della radiazione solare.
Domani continueremo ad analizzare sistemi costruttivi naturali del passato che hanno ispirato i sistemi ultramoderni odierni. Conoscere i sistemi antichi può essere da stimolo per creare un impianto che sfrutti i cicli naturali vento e sole con quelli moderni a turbina e farli interagire per consentire un risparmio energetico.
18/02/2013
Fonte:
Cortese contributo dell'
Architetto Alessi Baldassare
