Giorgio Vasari Le Vite dei grandi Geni del passato
Il tempo scorre velocemente e per smorzare e alleviare le sollecitazioni esterne il sabato vi parlerò dei grandi geni del passato attraverso il discernimento di un grande scrittore del ' 500 Giorgio Vasari che scrisse "Le Vite": Michelangelo, Leonardo, Raffaello, ma anche di quelli minori che hanno illuminato l'universo visibile e invisibile della cultura.
Lunedì vi parlerò di Paul Ricoeur e della sua cruda riflessione della realtà scritta nel 1961" Universal Civilization and National Cultures". La cosa allucinante è che nonostante scritta 50 anni fa sembra odierna e rispecchia le insidie della civiltà moderna.
Vediamo chi era Giorgio Vasari.
Nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511 da una famiglia originaria di Cortona,cui egli assegna nobili tradizioni d'arte. Celebra, infatti, un suo antenato Lazzaro Vasari, come pittore famoso nei tempi suoi,non solamente nella sua patria, ma in tutta la Toscana. In alcuni documenti si sa che costui,nato nel 1399 a Corona, fu soltanto un sellaio e forse pittore di cassoni. Giorgio,però non esita a farne un pittore importante," amicissimo di Piero della Francesca dal Borgo a San Sepolcro", e giudica la sua maniera tanto simile a quella di "Pietro Borghese", e che vi era una piccolissima fra l'una e l'altra persona. E scrive per avere anch'egli il piacere di coloro che trovano qualcuno dei suoi maggiori e della propria famiglia essere stato in una qualche professione, o d'arme, o di lettere, o di pittura, o qualsivoglia altro nobile esercizio,singolare famoso.
Non si accontenta di aver innalzato il suo avo a tale grado, ma vuole che anche altri della famiglia partecipino della gloria dell'arte: così il nonno, che ha il suo stesso nome Giorgio, lo rappresenta come resuscitatore dell'antica tecnica etrusca del fabbricare e dipingere vasi, e due suoi zii, Lazzaro e Bernardo, quali " buoni artefici " in quell'arte.
Trasferitasi da Cortona ad Arezzo, la famiglia cambiò il cognome Taldi con quello Vasari,per la professione del nonno, tramandatasi, poi, nei successori.
Anche Giorgio fu avviato all'arte, quando il padre si accorse che il fanciullo attendeva più volentieri al disegno che alla grammatica, e fu affidato al famoso pittore francese di vetrate, Guglielmo di Marcillac, come lo stesso pittore narra nell'autobiografia che aggiunse alle Vite.
Antonio Vasari aveva affidato il ragazzo per fornirlo di una fine educazione letteraria a due maestri,Antonio da Saccone e l'umanista Giovanni Pollio Lappoli detto il Pollastra, ma l'inclinazione di Giorgio per il disegno persuase il padre ad assecondarlo e lo mandò a studiare a Firenze. Nel 1524 Giorgio fu accolto, per la protezione al Cardinale Silvio Passerini, suo lontano parente, nella scuola del poeta latino Piero Valeriano, che insegnava anche a Ippolito e Alessandro dei medici, e potè attendere al disegno,insieme con Francesco Salviati, prima sotto la guida di Michelangelo, poi con Andrea del Sarto e infine con Baccio Bandinelli.
In questo periodo narra lo scrittore nella vita di Francesco Salviati, essendo ambedue fanciulli, divennero amicissimi Francesco e Giorgio Vasari. L'anno 1953 passando per Arezzo Silvio Passerini, Cardinale di Cortona, come legato di Papa Clemente VII, Antonio Vasari suo parente fa reverenza al Cardinale.
Il Vasari, scrive con una spigliatezza per narrare i casi della sua stessa vita,quasi il parlare di sè in terza persona gli dia il coraggio e lo liberi da ogni impaccio:E ne vengono fuori episodi come quello della sottrazione di disegni del maestro per aiutare l'amico o l'altro dei due ragazzi che, incuranti del pericolo e spinti dall'amore per l'Arte e per il grandissimo loro maestro,si avventurano per le strade di Firenze,invasa dalla soldataglia, per salvare i frammenti di un braccio del David Michelangiolesco, rotto durante l'occupazione della città per la cacciata dei Medici nel 1527.
Ritornato dopo quest'anno ad Arezzo, il Vasari conosce il Rosso Fiorentino, in cui modi stilistici lo entusiasmano, così che i suoi inizi di pittore saranno fortemente influenzati da questo artista.
La prossima volta continueremo a ripercorrere la vita di Giorgio Vasari per comprendere il suo modo di scrivere attraverso le vicende della sua vita.
Concludo oggi con una riflessione del genio Le Corbusier (Charles Edouard Jeanneret):" La città concentrica - radiale industriale ha fatto fallimento. Essa tormenta i suoi abitanti con la frenetica circolazione meccanica che impone quotidianamente, e col caotico groviglio....
gli stabilimenti industriali e di quartieri d'affitto, di fabbriche e di quartieri di periferia, d'una periferia sempre più estesa e lontana.....
Come evitare che le nostre città si dilatino e si diluiscono, perdendo la propria forma e la propria anima?
26/01/2013
Fonte:
Cortese contributo dell'
Architetto Alessi Baldassare
