Pablo Picasso poeta e artista geniale
Il sabato come promesso ci rilassiamo e parleremo di due affascinanti personaggi: Pablo Picasso y Ruiz e Il Vasari.
Il periodo storico in cui viviamo purtroppo non ha dato alla luce uomini illustri che possono guidarci nell'oscurantismo che la società di oggi vive. Vige l'anarchia più assoluta, formata da caste che invece di aiutare a far emergere le genialità dei loro simili, li opprimono con regole e imposizioni varie. Che dire cerchiamo di farci illuminare la via da pensatori liberi che hanno dato lustro alla comunità.
Vediamo di mettere in evidenza alcune peculiarità del maestro Picasso: nasce a Malaga, in plaza de la Merced, il 25 ottobre 1881, da Yosè Ruiz Blasco e Maria Picasso Y Lopez.
Il ramo genealogico da parte paterna è ricco di personaggi illustri, politici e uomini di chiesa, ma anche eremiti e guantai. Guantaio fu il nonno paterno di Picasso, don Diego Ruiz, appassionato di disegno e musicista.
I critici più illustri tra questi Moravia parlano di Leggenda e mito attorno il genio indiscusso dell'arte del xx secolo.
Biografie e studi si sono fatti per cercare di scoprire gli arcani segreti del maestro. Un uomo che ha cambiato e determinato le sorti dell'arte del suo tempo e dei suoi successori.
Vediamo di dare un taglio all'articolo commemorativo del maestro, cercando di mettere in evidenza elementi che ci possono dare suggerimenti per emulare il genio.
La scorsa volta ci siamo soffermati a parlare in maniera generica della sua vita e oggi voglio soffermarmi sul periodo Blu e Rosa.
Ma che cosa sono questi periodi, intrisi di riflessione cruda della realtà e soprattutto di fame, dove l'artista a malapena poteva comprare il pane quotidiano. Il periodo blu è caratterizzato da una riflessione critica fusa con la pura volontà eversiva. I quadri del primo periodo detto barcellonese descrive con pietà, solidarietà e strazio, la povertà, la fame e la destituzione, in un momento in cui lui stesso era povero, affamato e destituito. La prima cosa che si osserva è lo sforzo continuo nel sottolineare con atteggiamenti affranti, umiliati, addolorati, mortificati, dolenti, avviliti le sofferenze dei miserabili. Queste sofferenze sembrano portare ad uno strano effetto: mancanza di vitalità, la devitalizzazione, il venir meno dell'essenza della vita.
Le figure sono sempre ritratte in atteggiamenti di creature vinte, oppresse, disperate: spalle reclinate, teste piegate, braccia conserte, corpi rannicchiati, camminate esitanti, abbracci dolorose. Esprime il minimo di vitalità propria della miseria e della fame. I volti contriti e dolorosi di questi reietti hanno gli occhi vuoti.
Il volto che è sede della psicologia dell'uomo lo trascura e mette in evidenza l'atteggiamento del corpo. I personaggi che descrive Picasso più che essere addolorati "recitano il dolore". Si rimane affascinati dalla completezza, dalla maturità e sicurezza espressiva. Il mistero che emerge in questo periodo è "la forma picassiana" alquanto immediata da riscoprire per i suoi tratti geometrici che riecheggiano elementi del cubismo primordiali.
vediamo di analizzare perchè il blu? e perché il rosa? perchè la monocronia?
La monocronia è il passo più importante verso la maniera, cioè verso l'indifferenza sperimentale nei riguardi della ricchezza e complicazione di un'autentica visione dl mondo. Monocronia significa semplificazione, stilizzazione, unificazione. La mononocronia sta ad indicare un'idea strettamente formale del mondo. In realtà con l'indicare il colore blu egli vuole indicare che il mondo è povero, oppresso affamato, miserabile. Un colore Totalitario e Demiurgico.
L'estetismo, il manierismo, il vitalismo, la stilizzazione di Picasso si rispecchiano nella predilezione dei " saltinbanchi". Il saltinbanco è una figura di moda durante tutta la seconda metà dell'Ottocento. Perchè i saltinbanchi?
Così Picasso ama: - la Famiglia d'acrobati con scimmia, l'arlecchino seduto, , l'attore, l'autoritratto di Arlecchino al caffè, ecco i giocolieri, il Giovinetto nudo a cavallo, il Giovane Arlecchino e bambino con cane.
Che cosa si nota a prima vista in questi quadri tra i più belli, la sua pietà per i miserabili.
Nel 1905 si rivela un anno magico per Picasso, disegna i primi quadri cubisti, nei quali si libererà della pietà, come pretesto manieristico e mirerà unicamente ad esprimere la propria vitalità. Picasso è alla vigilia della Damigelle di Avignone, cioè alla vigilia del franco riconoscimento che la vitalità come solo valore della vita si esprime soprattutto fondendo coscienza critica con istinto eversore.
Picasso andrà fino in fondo all'eversione con l'esperimento cubista;quindi esaurito il cubismo, tornerà al museo.
Alternando Evasione e museo, Picasso riuscirà a coprire con il suo genio manieristico e proteiforme tutta la prima metà del secolo e oltre. Il secolo che passerà alla storia come " IL secolo della morte " dell'arte in presa diretta sulla realtà. Dell'arte rifatta sull'arte. Dell'arte composta di ritmi, di rapporti, di iterazioni, di strutture, di armonie, di corrispondenze e di contrappunti. Dell'arte, insomma, che parla di se stessa e unicamente di se stessa.
La prossima volta faremo un'introspezione sulla vita per vedere chi erano i suoi nonni e la sua famiglia per capire l'umus dove visse il genio Picasso.
Ritorniamo a parlare del Vasari.
Ritorna a venezia dove soggiornò e si concluse i16 agosto 1542, giorno in cui l'artista lasciò la laguna per far ritorno ad Arezzo, dove si trattenne l'estate e l'autunno ad affrescare la sua casa. Alla fine dell'anno, ritornò a Roma per assolvere a vari impegni, rimandati per il viaggio a Venezia, e da quest'anno fino al 1564, alternerà a lunghi soggiorni a Roma, dove è impegnato in numerose opere e nella decorazione del Palazzo della Cancelleria, con permanenze a Firenze per vari lavori, ospite di Ottaviano dei Medici, cui era legato da grandissima amicizia. Nel 1544 aveva dimorato a Napoli, per affrescare il refettorio dei monaci di Monte Oliveto, dipingere una grande tavola per la chiesa di quell'ordine e soddisfare a numerose ordinazioni nella città.
Tra il 1546 e il 1550, anno in cui comparve la prima edizione delle Vite, il Vasari trascorse il suo tempo a dar l'ultima mano al libro e ad eseguire lavori per vari committenti a Firenze, Rimini, Urbino, Arezzo, Ravenna, Bologna.
Era costretto da un intenso lavoro e nel 1560 iniziò la fabbrica degli Uffizi, che rimase l'operas migliore e più equilibrata. L'attività del Vasari non conosce soste e infaticabilmente egli si adopera, negli anni che seguono la pubblicazione della seconda edizione delle Vite.
Tra Firenze e Roma si dedicò a varie opere illustri, tra queste si assunse il grave compito di affrescare la brunelleschiana cupola di Santa Maria del Fiore. Il 17 luglio 1574 mentre attende alla grandiosa opera, muore, carico di gloria, come dettava per suo epitaffio nella Pieve di Arezzo, un poeta del tempo scrive: e la fama empie il mondo e vola al cielo.
La prossima volta parleremo dell'opera che lo rese noto fino ad oggi" Le Vite ". Scopriremo le motivazioni che lo spinsero a trascrivere quest'opera. Rimane un baluardo per tutti gli appassionati e luminari di arte.
09/02/2013
Fonte:
Cortese contributo dell'
Architetto Alessi Baldassare
